Riforma Fornero: cosa è stato fatto per l’occupazione femminile

Che cosa ha fatto il ministro del Welfare Elsa Fornero per le donne? La docente torinese non ha mai nascosto, sin dalle prime uscite pubbliche, di voler attuare una riforma attenta agli squilibri di genere. È ancora presto per capire quali effetti abbiano avuto sul mercato del lavoro la Legge 92 del 28 giugno 2012 e l’accordo del 21 novembre fra imprese e sindacati (a eccezione della Cgil) sulla produttività. Ma ecco, in cinque punti, quelli che sono i principali provvedimenti presi nei sedici mesi in cui, per la terza volta dopo Tina Anselmi e Rosa Russo Iervolino, un ministro donna ha retto il dicastero del Lavoro.

1) Incentivi alle assunzioni

Il 31 marzo sarà il termine ultimo per usufruire dei contributi riservati a tutte le aziende che assumano una donna (di qualsiasi età) con un contratto a tempo indeterminato o che convertano un precedente inquadramento precario in un’assunzione stabile. Altri incentivi sono previsti per chi offre un contratto a tempo determinato. Qualora l’assunzione abbia una durata di almeno 12 mesi, il contributo statale è di 3mila euro, mentre si sale a 4mila euro per contratti a scadenza superiore ai 18 mesi, se si superano i due anni l’incentivo è di 6mila euro.  

2) Maternità

Con il decreto legge firmato dal ministro Fornero e dal ministro dell’economia Vittorio Grilli lo scorso 22 dicembre, entrano in vigore due misure, in via sperimentale per gli anni 2013-2015. La prima è il congedo obbligatorio per i padri (da esercitare entro i cinque mesi dalla nascita del figlio), la seconda è il voucher Inps con il quale la madre ha diritto a 300 euro netti al mese, per sei mesi, per l’acquisto di servizi di baby-sitting da utilizzare al termine del congedo di maternità.

3) Dimissioni in bianco

Come spiegato in un approfondimento precedente, la lotta alla pratica delle dimissioni in bianco è stata una delle principali battaglie sostenute dal ministro Fornero per migliorare la situazione dell’occupazione femminile. Sono infatti le donne e non solo al momento della gravidanza, le più esposte a questa pratica illegale. Ora, grazie alla mediazione di organi amministrativi al momento della rescissione dei contratti, il grado di tutela dei neoassunti è maggiore.

4) Part time

Il part time è soprattutto al femminile. L’Italia è il quarto Paese dell’UE-27 come percentuale di part time femminile involontario, ovverosia non scelto dalla lavoratrice ma accettato come ripiego dopo un mancato collocamento full time. Il comma 20 dell’art. 1 della legge 92 rafforza le tutele del lavoratore che, in un contratto di lavoro part time, abbia concordato con il datore di lavoro clausole flessibili che intervengono sulla collocazione o clausole elastiche che intervengono sull’orario di lavoro. Con la nuova normativa il lavoratore ha potere di eliminazione e di revoca al lavoratore delle suddette clausole. La stretta sul potere datoriale aumenta il margine di movimento del lavoratore.

5) Quote rosa

Con la legge Golfo Mosca entrata in vigore lo scorso 12 agosto, gli organi sociali di società quotate in Borsa dovranno essere composte, per almeno un quinto, dal genere meno rappresentato, quota che dovrà salire al 33% nel 2015. Un bel passo in avanti per un Paese dove le donne rappresentano soltanto il 6,1% dei Cda, ma la direttiva approvata dalla Commissione Europea il 14 novembre scorso sposta l’asticella ancora più in su, al 40%fra il 2018 e il 2020. Saprà l’Italia esserne all’altezza?
 

Donne e lavoro
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Thu, Mar 7, 2013 12:00 PM EST
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