Linkedin vende azioni per un miliardo ma perde il lato etico

Linkedin, il social network più utilizzato dai professionisti e dagli aspiranti tali, si rilancia sul mercato e si prepara a vendere azioni per un miliardo di dollari. La notizia, diffusa ieri dalla Sec (la nostra Consob), è frutto di una decisione che i dirigenti del social network hanno preso per migliorare la propria flessibilità finanziaria.

L'operazione finanziaria da un miliardo di dollari verrà seguita da banche di prestigio, come JP Morgan e Goldman Sachs. La società, sbarcata a Wall Street nel 2011 con azioni dal valore di 45 dollari, ha deciso di sfruttare l'onda positiva che sta portando le sue azioni in ascesa, rilanciando questa nuova offerta azionaria. Un trend positivo, come calcola la Sec, che ha visto le azioni del social network raddoppiare di valore dall'inizio del 2013 ad oggi, con un rialzo del 13%.

Le azioni offerte da Linkedin saranno di Classe A e tutti i proventi guadagnati durante la compravendita verranno utilizzati "per scopi generici", che includono il rafforzamento della situazione di bilancio, ma anche lo sviluppo di nuovi prodotti collegati al social network e l'espansione in mercati esteri inesplorati, portando ad un aumento degli utenti (attualmente vanta 238 milioni di contatti registrati).
In generale, tutto il denaro guadagnato verrà stipato assieme ai 263 milioni di dollari di liquidità già presenti in fondo cassa per rafforzare la sua posizione finanziaria.

Fondata nel 2003 da Reid Hoffman, ex vice presidente di PayPal, e guidata dal Ceo Jeff Weiner, Linkedin è in continuo progredire, non soltanto dal punto di vista degli utenti registrati e del feedback ottenuto, ma anahe -  e soprattutto - da quello economico. Per questo motivo nel 2011 ha deciso di quotarsi in Borsa, riuscendo in due anni a moltiplicare il il prezzo delle sue azioni: da 45 a 246 dollari, con una capitalizzazione attuale di 27,6 miliardi più 688 milioni di ricavi e 26 milioni di utili.

Se da una parte c'è stata l'espansione finanziaria di Linkedin, dall'altra si è visto un inaridimento sociale del sito stesso che ha perso, come scrivono su Forbes "quella linea etica che la caratterizzava". Il desiderio spasmodico di monetizzare infatti piace sempre meno agli utenti di Linkedin, che nel giro di pochi anni hanno visto emergere nuove funzioni e modalità di gestire la propria pagina molto efficaci sì, ma a pagamento, diventando così sempre meno social e più business. Un'analisi di mercato ha evidenziato inoltre come, dalla sua nascita ad oggi, all'aumentare delle schede con i curriculum sono diminuite le assunzioni del 50%, e il 2,5% di queste assunzioni provengono da schede di lavoro di altri siti come Monster.com o CareerBuilder.com.

Altro problema, la visibilità, che su Linkedin ha un prezzo: il servizio "Premium Job Seeker", che permette all'utente di essere sempre in cima alle liste di ricerca da parte delle aziende, costa 29,95 dollari al mese. Così, indipendentemente dalla qualifica che si ha, pagando si può stare sempre al top e sempre visbili, anche grazie ad un bollino che comparirà sulla pagina, simbolo del nostro pagamento effettuato. Senza considerare che 30 dollari al mese per un utente in cerca di lavoro possono essere un problema e andando a discriminare chi questo servizio premium non può permetterselo. Andando oltretutto contro i princìpi etici per il quale il social network è stato messo su, ma poco importa, il business prima di tutto.

"Linkedin ha trasformato il tuo curriculum in un bancomat", commentano sul Forbes, dando anche preziosi consigli ai lettori su come meglio investire questi 30 dollari e farli fruttare al meglio: un corso di formazione in un college per migliorare le proprie capacità, andare a pranzo con un ex collega di lavoro, prendere contatti in un caffè, pagare un abbonamento per una rivista di settore o semplicemente, metterli da parte per investimenti futuri.

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