Linkedin crea le pagine per le università

Il social network per il lavoro crea le University Pages dedicate interamente agli atenei e agli studenti

Da business social network a university social network. L’inglese è d’obbligo quando si parla di Linkedin – vista la provenienza del noto social network nato a Palo Alto – ma le novità riguardano tutto il mondo, compresa l’Italia.

LinkedIn ha dato vita alle University Pages, ossia alle pagine dedicate interamente alle università e inserisce all’interno della sua Rete, tra manager di medio e alto livello e chi un lavoro lo sta cercando o lo vuole cambiare, anche gli studenti universitari ma soprattutto chi all’università pensa di andarci e non sa ancora che pesci prendere.

In tutto questo il social ha anche abbassato l’età d’accesso a 13 anni. Ma qual è l’obiettivo delle University Pages? Stando a quello che dice LinkedIn: dare la possibilità alle università di proporre la propria offerta formativa e aiutare gli studenti a scegliere i corsi, vedendo anche quali percorsi professionali gli ex alunni hanno intrapreso.

Al momento a sfruttare le potenzialità di queste nuove pagine sono state solo le università statunitensi  tra cui New York, Illinois e San Diego, per citarne alcune. L’Italia è indietro, ma sicuramente sfrutterà, prima o poi, questa possibilità. Per capire in che modo queste pagine possano cambiare il social network e anche influenzare il nostro mondo universitario, ne parliamo con Ivana Pais, ricercatrice e docente di Sociologia economica all’Università Cattolica di Milano che si occupa, tra le altre cose, di reti sociali.

LinkedIn mostra le University Pages come un importante aiuto sia per chi deve andare all’università che per le università stesse. Lei che giudizio ha in merito?
“Sicuramente positivo perché aiuta gli studenti fin dagli anni universitari a crearsi dei profili professionali e non meramente ludici, profili che arricchiranno man mano ma con cui iniziano ad avere dimestichezza. Inoltre, gli studenti prendono confidenza con il mezzo, cominciano a contattare le aziende, insomma possono arrivare più preparati ad avere un rapporto con il mondo professionale. In questo senso, l’allargamento di LinkedIn agli studenti – che è anche un’ottima trovata di marketing visto che gli studenti tra qualche anno saranno tra i principali fruitori del social - è sicuramente positivo. Devo dire che come docente, ho sempre spronato i miei studenti ad aprire un profilo su LinkedIn visto che è il social network professionale per eccellenza".

Una novità quindi importante in ottica di futuro professionale, ma tornando al mondo universitario in che modo le University pages, già attive negli USA possono aiutare gli studenti italiani che devono fare questa scelta?
“Gli Stati Uniti sono sicuramente differenti dall’Italia: lì il concetto di mobilità è più radicato, chi finisce le superiori tende a trovare atenei lontani da casa, tutto al contrario del nostro Paese dove si sceglie spesso l’università sotto casa. Certo, qui non abbiamo campus come quelli americani, però credo che in questo caso le pagine universitarie possano consolidare l’idea di mobilità. Come? Rafforzando, appunto, tramite LinkedIn, le reti di relazioni. Tramite queste, gli studenti intanto possono trovare delle informazioni concrete. Diciamo che era possibile reperirle anche prima, non solo guardando i siti delle università (molto dettagliati dal punto di vista dell’offerta formativa) ma anche rivolgendosi a conoscenti che avevano studiato in quella determinata università. Però, tramite le reti di relazione che si costruiscono su LinkedIn con persone che si conoscono direttamente ma anche tramite i gradi di separazione, lo scambio di informazioni non è solo più ampio, ma soprattutto più veloce e immediato”.

Le University Pages nascono anche per mostrare i percorsi professionali degli ex alunni di una determinata università. Cosa ne pensa?
“Questo sicuramente è un lato interessante, se però non riguarderà tanto le carriere dei personaggi famosi quanto chi famoso non lo è ma è comunque riuscito a realizzarsi. Perché, quanto alle persone note, questo fa parte del marketing dell’università che organizza spesso, come fa ad esempio la Cattolica, incontri del genere”.

Le università italiane però non hanno ancora le loro pagine. Come mai?

“In Italia arriviamo sempre in ritardo su tutto. Però è una buona occasione per loro, bisogna vedere come la sfrutteranno. In un momento in cui le iscrizioni sono in calo, questo potrebbe essere un buon modo per attrarre gli studenti. Credo invece che sfrutteranno meno – perché in genere agli atenei interessa meno – la possibilità di visualizzare percorsi professionali di ex alunni. Quanto a LinkedIn e all’Università Cattolica, il nostro ateneo – che non ha ancora la University Page - ha da anni un gruppo degl Alumni che mette in relazione chi ha frequentato l’università e fa vedere qual è stato il percorso intrapreso. E' stato creato dal basso e poi 'adottato' dall’Università con una blanda moderazione lasciando che fossero gli stessi ex studenti a gestirne i contenuti”.

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